martedì 26 maggio 2009

appunti. numero uno.

«Non lasciate niente, tranne impronte.
Non prendete niente, tranne fotografie.
Non portate via niente, tranne ricordi.»

Così dice un’insegna all’ingresso di un parco naturale di cui non ricordo il nome.
Così pensa il nuovo turista, leggero e un po’ più ecologico rispetto a qualche tempo fa.
Cambia, lentamente, il modo di viaggiare.
Slow food è una nuova filosofia alimentare, che invita ad unirsi per un futuro più buono, pulito e giusto.
Lo slow travel potrebbe essere la nuova filosofia del viaggiare.
Seguendo gli stessi principi: educare, salvaguardare, promuovere.
Le culture non sono sistemi chiusi, cambiano con il tempo: si trasformano, si contaminano, si fondono e creano nuove mescolanze.
Così le culture alimentari, le tradizioni gastronomiche.
Nascono le nuove cucine fusion, ma questo non significa perdere le tradizioni, la storia delle proprie origini, e delle altre origini di prima ancora. Le tradizioni sono i luoghi: luoghi dove si fanno dei prodotti, e quei prodotti diventano i protagonisti della tavola.
Così i modi di viaggiare, cambiano. Questo però non significa dimenticare che c’è una storia del viaggio, e c’è una storia del turismo. E queste storie non vanno dimenticate. Il viaggio è un’abitudine così originaria dell’uomo, che nasce nomade, già corpo in transito. Alla ricerca di cibo, di nuove terre.
L’uomo nasce migrante, solo poi si ferma. Si stanzia, costruisce villaggi, si radica ai luoghi.
Siamo tutti migranti, all’inizio.
E il primo uomo, viaggiatore, si sposta a piedi.
Infatti, il viaggio più originario, più ecologico e più primitivo, è by foot. A piedi.

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